La cacciata di Lama dall’Università, 17 febbraio 1977 – Roma

Quello delle proteste a Lama a Roma non fu un errore politico della nuova sinistra, fu piuttosto una scelta dettata da un errore di valutazione. Le condizioni di vita della classe operaia si uniformavano a quelle della classe media e assistiamo alla prima e decisiva rivoluzione antropologica della società italiana: i ceti medi urbani tendevano tutti ad assomigliarsi ed erano spinti dagli stessi bisogni, uniformandosi alla legge dei consumi di massa. Erano quindi cessate le cause per una rivoluzione diretta e violenta. Quelli furono gli anni del consociativismo e il Partito Comunista cominciò a finanziare la sua attività con l’espansione sul territorio nazionale di imprese, soprattutto cooperative, che facevano capo al partito e gli erano funzionali.

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Tutti sul re: i primi giorni di Trump

La prima settimana di Trump è contraddistinta, come si poteva facilmente prevedere, da un turbine di polemiche. L’elemento che salta immediatamente agli occhi è che il parziale disimpegno in politica estera è contemporaneo a una rapida decadenza della classe media statunitense. Il fenomeno Trump non è la causa ma un effetto diretto di queste due tendenze e le misure da lui prese non sono nuove e in qualche maniera appartengono ad un comportamento fisiologico degli US: Nel 1942 più di centomila giapponesi, molti dei quali possedevano cittadinanza statunitense, vennero deportati perché creduti potenziali nemici. Il provvedimento fu firmato da un presidente democratico: Franklin Delano Roosevelt e fu assolutamente contrario allo spirito della nazione, ma avvenne e a nessuno venne l’idea di chiedersi secondo quale logica si potesse agire così insensatamente.

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La mia vita tra i cespugli dei fantasmi – Note Brasiliane

Ho alcuni sogni, anche incubi, ricorrenti: uno di questi – ed era un sogno – era quello di vivere in una continua nudità. Girare per strada seminudo e senza scarpe. Io avevo sempre pensato fosse relativo alla lotta per l’accettazione di me stesso e del mio corpo. Ma avevo fatto grandi progressi e non capivo il perché del mio girovagare nudo nei miei sogni. Adesso forse arrivo a comprendere il perché – tra l’altro quei sogni non sono tornati più – visto che oggi vivo in una società, quella brasiliana, che ha il grande merito di aver liberato i corpi dei suoi cittadini, che sono però diventati esseri umani in una condizione peculiare, alla stregua di eterni bagnanti.

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Specie tutelata: Razza Umana – Note Brasiliane

Dentro una scatola trasparente e a quaranta gradi si vive nel mezzogiorno brasiliano. Il sole è allo zenit e il giorno è diviso in parti uguali. Uguali porzioni di luce e di buio, sento di stare dentro una dinamica celeste dove tutto, anche questo stato tardo giacobino che amabilmente mi ospita, ha una logica.

Un clima così spinge all’indolenza e alla follia, stati d’animo anch’essi equamente distribuiti. Modi d’essere comuni ai sud di tutto il mondo. Ma che qui, di poco sotto la linea dell’equatore, convivono con la realtà prepotente dello spazio naturale. Dove tutto, con pazienza, si mette a posto. I valori umani si mettono da parte per lasciare passare il treno della Natura. La Madre terra se ne fotte degli uomini un po’ ovunque, e qui ancora di più. Il colibrì che mi guarda, col suo becco lungo, sospeso a mezz’aria ha il pieno dominio di quest’ambiente, dove ancora la misura non è piena: le idiozie umane si concentrano nella parte minima di un territorio enorme e incontrollabile.

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Calda, molle Luna del Cairo

Una delle città che amo di più è forse quella dove probabilmente non potrò più tornare: Il Cairo. Mi piace tutto di lei: il fiume malato che l’accompagna e che è punteggiato dalle sue isole, il centro, il museo nazionale blindato come se fosse un bunker militare, i suoi immensi quartieri popolari che biancheggiano dalle grandi tangenziali che attraversano la città, con uno stile costruttivista tendente al marcio, dai palazzi squadrati ma cadenti. La razionalità che Il Cairo prova a rappresentare è inghiottita dalle forme decomposte di un progetto di società fallita. Eppure anche se si percepisce l’assenza del padrone di casa -Nasser equivale ad un tardo Ataturk per questo Paese- si ha comunque la sensazione di entrare nelle stanze di una casa disabitata, dove permane ancora l’ordine polveroso e soffocato del vecchio inquilino.

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