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	<title>gli Imboscati</title>
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	<description>Quotidiano d&#039;informazione e approfondimento fatto da italiani che vivono all&#039;estero. &#34;Esterrefatto&#34;.</description>
	<lastBuildDate>Wed, 19 Jun 2013 12:40:36 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Decide la Rete – Politica Pop &#8211; Blog di Marco Bracconi &#8211; Repubblica.it</title>
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		<pubDate>Wed, 19 Jun 2013 12:40:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>l'Imboscato</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articolo]]></category>

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		<description><![CDATA[Sull’espulsione decide la Rete, sul candidato al Colle decide la Rete, su glutammato nel minestrone decide la Rete. Così recita il mantra della democrazia 2.0, e una certa prigrizia ci...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://bracconi.blogautore.repubblica.it/2013/06/18/decide-la-rete/?ref=HREC1-8"><img src='http://www.imboscati.com/wp-content/uploads/2013/06/bracconi.jpg' alt='' /></a></p>
<p>Sull’espulsione decide la Rete, sul candidato al Colle decide la Rete, su glutammato nel minestrone decide la Rete. Così recita il mantra della democrazia 2.0, e una certa prigrizia ci porta ad assecondare ambiguità che invece vanno disvelate senza indugi.</p>
<p>La rete dei Cinque Stelle non è la Rete. Sono gli attivisti certificati del Movimento che si esprimono via web. Trattasi di cose un po’ diverse. E l’ambiguità (insistita e voluta)  serve a dissimulare il parere di un numero ristretto e fidato di persone per poterlo vendere in modo truffaldino come il volere dei “cittadini”.</p>
<p>Sia detto chiaro. La Gambaro non sarà espulsa dalla Rete, ma dai militanti del Movimento che voteranno su Internet. Esattamente come Stefano Rodotà non era il candidato presidente della Repubblica scelto dai cittadini, ma il candidato votato da un po’ meno di cinquemila attivisti grillini.</p>
<p>La distinzione è sottile ma decisiva. E rende giustizia a tutti i cittadini che navigano su Internet, che sono anche loro la Rete ma non sono certificati dai nuovi padroni del civismo on line.</p>
<p>Vale a dire da coloro che si riempiono la bocca della parola democrazia, e poi si muovono come se Internet e la democrazia fossero roba loro, invece che di tutti.</p>
<p>via <a href="http://bracconi.blogautore.repubblica.it/2013/06/18/decide-la-rete/?ref=HREC1-8">Decide la Rete – Politica Pop &#8211; Blog &#8211; Repubblica.it</a>.</p>
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		<title>Le ragioni che l&#8217;Italia deve sostenere con Bruxelles di Alberto Quadrio Curzio &#8211; Il Sole 24 ORE</title>
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		<pubDate>Wed, 19 Jun 2013 12:34:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>l'Imboscato</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Alberto Quadrio Curzio Il Consiglio europeo dei capi di stato o di Governo di fine giugno non potrà eludere la gravità della crisi nella Ue e nella Uem che...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2013-06-19/ragioni-italia-deve-sostenere-063618.shtml?uuid=AbBNTH6H"><img src='http://www.imboscati.com/wp-content/uploads/2013/06/commenti-e-idee2.png' alt='' /></a></p>
<p>di Alberto Quadrio Curzio</p>
<p>Il Consiglio europeo dei capi di stato o di Governo di fine giugno non potrà eludere la gravità della crisi nella Ue e nella Uem che in termini di disoccupazione è stata sottolineata nell&#8217;incontro di pochi giorni fa a Roma tra i ministri del lavoro e dell&#8217;economia di Francia, Germania, Italia e Spagna. Ma la preoccupazione non basta a fronte di 26,6 milioni di disoccupati nella Ue (e di 19,4 nella Uem) e di 7,5 milioni di giovani (15-24 anni) &#8220;Neet&#8221; che sono disoccupati o che non cercano lavoro o che non sono inseriti in processi formativi.</p>
<p>L&#8217;Italia non va meglio con 3,1 milioni di disoccupati (che superano ampiamente i 4 milioni includendo cassintegrati e scoraggiati) e 1,2 milioni almeno di Neet. Urgente per l&#8217;Europa e per l&#8217;Italia sono dunque azioni di contrasto.</p>
<p>Le politiche economiche europee non hanno per ora adottato misure efficaci per combattere questa crisi. Il rafforzato rigore fiscale scelto è considerato (quasi da tutti) sbagliato in una grave recessione. Sappiamo che gli Stati membri si sono impegnati a rispettarlo per cui violazioni (come quelle attuate da Francia e Germania nel 2003!) creerebbero un pericoloso disordine istituzionale. D&#8217;altro canto la politica economica europea in senso più ampio punta su misure per la crescita ma i loro effetti si avranno solo con un&#8217;attuazione costante sul medio-lungo termine. È un metodo gradualista che l&#8217;Europa adotta non essendo né federale ne confederale. Quindi ai singoli Stati vengono dati orientamenti di riforme strutturali da attuare nelle loro specifiche autonomie. Solo con i Quadri Finanziari Poliennali (QFP) e con i bilanci annuali l&#8217;Europa interviene direttamente e qui sappiamo che è in corso un confronto tra Consiglio e Parlamento europeo sul QFP 2014-2020. Perchè il Consiglio Europeo vuole ridurre il QFP rispetto a quello 2007-2013 per arrivare a circa 960 miliardi di stanziamenti d&#8217;impegno in sette anni cioè circa l&#8217;1% del Rnl della Ue.</p>
<p>Le politiche economiche italiane sono, a loro volta, vincolate da limiti di bilancio nazionale molto stretti. Per questo bisognerebbe trovare soluzioni innovative che abbiano l&#8217;assenso dell&#8217;Europa dal quale non possiamo e non dobbiamo prescindere. Avanziamo allora una proposta partendo dalla situazione dei vari Paesi nel QFP. Nel decennio 2002-2011 (periodo scelto volutamente a cavallo tra i due QFP 2000-2006 e 2007-2013) l&#8217;Italia ha erogato al bilancio comunitario 32,28 miliardi di euro più di quanti ne abbia ricevuti. In altri termini abbiamo avuto un saldo negativo di 3,2 miliardi annui ovvero circa lo 0,22% del nostro Pil medio annuo. Ci precedono per saldi negativi la Germania (contributo netto erogato alla Ue di 72,86 miliardi con quote dello 0,31% del Pil medio annuo )e la Francia (contributo netto erogato di 37,79 miliardi con quota dello 0,2% del Pil medio annuo) come grandi contributori netti. Fin qui nulla di strano.</p>
<p>Ciò che invece sorprende è il confronto con la Spagna che ha ricevuto dalla Ue 50 miliardi (pari ad una quota dello 0,6% del suo Pil medio annuo) più di quanto abbia erogato. Nel confronto l&#8217;Italia è dunque stata solidarista e quindi potrebbe chiedere all&#8217;Europa di esserlo adesso verso di noi perché da sei anni siamo nella peggiore recessione tra i Paesi Uem (salvo i tre Pig). Non dovremmo certo chiedere alla Ue i 5 miliardi di euro annui avuti dalla Spagna ma solo ottenere che dal nostro deficit annuale sia escluso un importo pari a 3,2 miliardi che è stato il nostro saldo negativo annuo nei 10 anni citati. Potremmo allora fare quegli investimenti in tecnoscienza, formazione (anche con apprendistati e tirocini), crescita verde, efficienza energetica. Cioè alcune delle riforme che la Ue stessa ci chiede unitamente ad altre (giustizia,fiscalità ecc). Quando la nostra crescita sarà salita all&#8217;1,7%, che è la media annua della Spagna del decennio considerato, dovrebbe cessare per noi questa &#8220;autorizzazione di salvaguardia&#8221;.</p>
<p>In alternativa l&#8217;Italia potrebbe chiedere l&#8217;intervento della Bce con lo OMTs per far scendere lo spread dei nostri tassi sui titoli di stato decennali rispetto a quelli tedeschi nell&#8217;intervallo fisiologico tra 100 e 150 punti base (perchè lo spread attuale non è comprensibile dati i nostri avanzi primari). Avremmo allora un notevole risparmio d&#8217;interessi sul debito pubblico. L&#8217;idea diventa meno strana se si ricorda che la Spagna ha chiesto e avuto dai Fondi Europei Salva Stati (Efsf e Esm) un prestito di 12 anni (a ottime condizioni) fino a 100 miliardi di cui 40 in corso di erogazione. Anche in questo caso non si può certo biasimare la Spagna per essere stata più capace di noi. Perchè se noi avessimo chiesto nel settembre del 2012 l&#8217;intervento dello OMTs oggi avremmo anche contribuito indirettamente all&#8217;indipendenza della Bce. Infatti di fronte ad un fatto compiuto (e non solo enunciato) la pretesa della Corte Costituzionale tedesca di valutare le scelte della Banca Centrale europea sarebbe stata un&#8217;arma (abbastanza) spuntata. E tuttavia ancora pericolosa perché se i Paesi della Ue e della Uem (Italia compresa) si mettessero a confrontare le loro Costituzioni con i Trattati europei potrebbe implodere tutta l&#8217;Europa.</p>
<p>In conclusione. Il nostro confronto tra Italia e Spagna (che ha anche avuto una moratoria fino al 2016 per rientrare sotto il 3% del deficit sul Pil) non è solo una provocazione ma diventa anche un quesito a noi stessi(siamo stati poco attivi o convincenti?) e all&#8217;Europa sulle disparità di trattamento che non dovrebbero esserci o che dovrebbero esserci spiegate meglio.</p>
<p>via <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2013-06-19/ragioni-italia-deve-sostenere-063618.shtml?uuid=AbBNTH6H">Le ragioni che l&#8217;Italia deve sostenere con Bruxelles &#8211; Il Sole 24 ORE</a>.</p>
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		<title>Fassina e l&#8217;asse con Brunetta: «Sì, sul fronte Iva è nei fatti» &#8211; Corriere.it</title>
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		<pubDate>Wed, 19 Jun 2013 10:42:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>l'Imboscato</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articolo]]></category>

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		<description><![CDATA[«I giovani turchi? Quella corrente non è mai esistita» ROMA &#8211; «Abbiamo finito?». Sì, grazie. «Altre domande?». No, niente, davvero, è stato come sempre molto gentile. «Mhmm&#8230; Ecco, allora sia gentile...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h3 style="padding: 0px; border: 0px; outline: 0px; font-weight: normal; font-family: Georgia, 'Times New Roman', Times, serif; vertical-align: baseline; background-color: #ffffff; margin: 10px 0px 24px !important; font-style: italic !important; font-size: 22px !important; color: #798081 !important; line-height: 1.2 !important;">«I giovani turchi? Quella corrente non è mai esistita»</h3>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.corriere.it/politica/13_giugno_19/fassina-asse-brunetta_08064cea-d8ad-11e2-8ffc-5f2d0b7e19c1.shtml"><img src='http://www.imboscati.com/wp-content/uploads/2013/06/fassina_b-180x140.jpg' alt='' /></a></p>
<p>ROMA &#8211; «Abbiamo finito?».</p>
<p>Sì, grazie.</p>
<p>«Altre domande?».</p>
<p>No, niente, davvero, è stato come sempre molto gentile.</p>
<p>«Mhmm&#8230; Ecco, allora sia gentile lei, adesso: può spiegarmi quale sarebbe il motivo per cui avete deciso di scrivere un articolo sul sottoscritto?».</p>
<p>( La voce inconfondibile di Stefano Fassina, viceministro dell&#8217;Economia e delle Finanze, era un filo incrinata ).</p>
<p>Ma non c&#8217;è un vero motivo, c&#8217;è piuttosto poco più di una sensazione, niente di certo, niente di provato: solo che non pochi osservatori si sono accorti di come queste settimane di governo abbiano un bel po&#8217; addolcito i toni del Fassina di lotta, responsabile economico di Bersani nei giorni tosti e cupi dell&#8217;ultima campagna elettorale, spesso ospite di Porta a Porta con cravatta rossa e Clarks in stile vintage-gruppettaro ai piedi, il ragionamento pacato sempre con un pensiero forte per i pensionati e per i cassintegrati, sempre (o quasi) a fare sponda sulla Cgil, sempre dalla parte degli operai (anche a costo di andare coraggiosamente ad incontrare quelli furiosi dell&#8217;Alcoa e rimanerci in mezzo, tra spinte e sberle che volavano).</p>
<p>È abbastanza eloquente sfogliare la raccolta del quotidiano l&#8217;Unità , cui ovviamente Fassina rilascia interviste con una certa regolarità.</p>
<p>«È ora di rottamare il neo-liberismo» (sabato 15 ottobre 2011).</p>
<p>«La lista di Monti sembra il Rotary. Così dimentica i più deboli» (Giovedì 3 gennaio 2013).</p>
<p>«Con il Pdl sono impraticabili sia la strada di un&#8217;alleanza politica, sia quella di una nuova &#8220;strana maggioranza&#8221;» (Domenica 31 marzo 2013, con Bersani che saliva e scendeva dal Quirinale, impegnato in memorabili consultazioni).</p>
<p>Poi però che qualcosa dev&#8217;essere cambiato se ne accorgono anche nel quotidiano fondato da Antonio Gramsci; l&#8217;altro giorno lo intervistano e gli chiedono se sull&#8217;idea di rimandare l&#8217;aumento dell&#8217;Iva c&#8217;è, addirittura, un asse con Brunetta.</p>
<p>Un asse? Con Brunetta? ( il colloquio l&#8217;avevamo cominciato partendo proprio da questa domanda ).</p>
<p>«Guardi, l&#8217;asse con Brunetta sulla questione dell&#8217;Iva è nei fatti, perché entrambi siamo convinti che un eventuale aumento sarebbe una misura sbagliata e pericolosa. Detto questo&#8230;».</p>
<p>Detto questo?</p>
<p>«Beh, è chiaro che su altri temi, come ad esempio l&#8217;Imu, le nostre posizioni restano piuttosto distanti. E comunque, guardi: non è che io prima, come lei insinua, pensassi ai più deboli e adesso me ne sia dimenticato».</p>
<p>Diciamo che usa toni e modi molto più governativi.</p>
<p>«Premesso che mi batto per non far aumentare l&#8217;Iva, proprio perché se aumentasse le prime a rimetterci sarebbero le fasce più disagiate, la questione dei toni è semplice: se accetti di far parte di un governo, e per giunta di un governo come questo, dove siedono insieme Pd e Pdl, è chiaro che hai meno spazio di manovra e minor libertà di linguaggio&#8230; Anche se poi, ieri, a Berlusconi che proponeva di sforare il limite del 3 per cento nel rapporto deficit/pil ho risposto, mi sembra, duramente».</p>
<p>Non è facile&#8230;</p>
<p>«Ammetto che è molto ma molto più facile parlare stando seduto nelle stanze di un partito».</p>
<p>Sta pensando a Matteo Orfini, suo collega di partito nella corrente dei giovani turchi, che continua a&#8230;</p>
<p>«La corrente, in verità, non è mai esistita. È stata una divertente trovata giornalistica. C&#8217;è stata, piuttosto, un&#8217;area che ha condiviso alcuni punti di vista. I quali, magari in parte, restano pure. Certo adesso io e Andrea Orlando abbiamo funzioni diverse e posizioni, come dire? Altrettanto diverse».</p>
<p>Le funzioni e le posizioni e quindi, come ammette anche lui, i toni, sono un poco cambiati, ma Stefano Fassina, 47 anni, sposato, tre figli, non ha modificato le abitudini e a quest&#8217;ora sarà sul rugginoso trenino dei pendolari che lo riporta a Nettuno, seduto tra operai e disoccupati, immigrati e mangiatori di fuoco di ritorno da piazza Navona.</p>
<p>Fabrizio Roncone</p>
<p>via <a href="http://www.corriere.it/politica/13_giugno_19/fassina-asse-brunetta_08064cea-d8ad-11e2-8ffc-5f2d0b7e19c1.shtml">Fassina e l&#8217;asse con Brunetta: «Sì, sul fronte Iva è nei fatti» &#8211; Corriere.it</a>.</p>
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		<title>Sicilia, viaggi ed escort per i politici con i fondi destinati ai disoccupati &#8211; Corriere.it</title>
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		<pubDate>Wed, 19 Jun 2013 10:32:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>l'Imboscato</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articolo]]></category>

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		<description><![CDATA[I fondi pubblici destinata ai disoccupati siciliani finivano in viaggi, cene eleganti e serate con escort, per politici e faccendieri. È quanto accertato dall&#8217;ultima inchiesta della Guardia di Finanza che...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://www.corriere.it/cronache/13_giugno_19/sicilia-viaggi-escort-soldi-disoccupati_171fc89c-d8b1-11e2-8ffc-5f2d0b7e19c1.shtml?utm_source=twitterfeed&amp;utm_medium=twitter"><img src='http://www.imboscati.com/wp-content/uploads/2013/06/assemblea-regionale-siciliana-180x1403.jpg' alt='' /></a></p>
<p>I fondi pubblici destinata ai disoccupati siciliani finivano in viaggi, cene eleganti e serate con escort, per politici e faccendieri. È quanto accertato dall&#8217;ultima inchiesta della Guardia di Finanza che a Palermo ha notificato 17 ordinanze di custodia cautelare richieste dal procuratore aggiunto Leonardo Agueci e da un pool di altri 5 sostituti. Tra le persone finite in manette anche il manager Faustino Giacchetto, definito il «re della pubblicità», la moglie Concetta Argento e poi gli ex assessori regionali Gianmaria Sparma e Luigi Gentile. L&#8217;ennesima inchiesta sull&#8217;uso dei fondi pubblici alla Regione Siciliana ha portato alla scoperta di un vero e proprio comitato d&#8217;affari che, con la complicità di politici e funzionari, avrebbe pilotato gli appalti per grandi eventi intascando anche i fondi comunitari destinati a progetti per la formazione professionale di giovani disoccupati.</p>
<p>GLI ARRESTI &#8211; A 5 delle 17 persone arrestate sono stati concessi gli arresti domiciliari mentre per gli altri si sono aperte le porte del carcere. Contestualmente è stato disposto il sequestro del capitale sociale e dei beni aziendali di 5 società e dei beni degli indagati per un valore complessivo di oltre 28 milioni di euro. Le accuse vanno dall&#8217;associazione a delinquere, alla corruzione, alla truffa e false fatturazioni. Ci sono poi 40 indagati tra cui molti politici.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.corriere.it/cronache/13_giugno_19/sicilia-viaggi-escort-soldi-disoccupati_171fc89c-d8b1-11e2-8ffc-5f2d0b7e19c1.shtml?utm_source=twitterfeed&amp;utm_medium=twitter"><img src='http://www.imboscati.com/wp-content/uploads/2013/06/gentile-140x1803.jpg' alt='' /></a></p>
<p>L&#8217;ex assessore regionale Luigi Gentile</p>
<p>I NOMI &#8211; Gli arrestati oltre ai due ex assessori regionali Gianmaria Sparma e Luigi Gentile e al manager Fausto Giacchetto (indicato come il «cervello» della truffa) sono Stefania Scaduto, Francesco Riggio, Pietro Messina, Concetta Argento, Claudio Lo Nigro, Domenico Di Carlo, Luciano Muratore e Antonino Belcuore. I domiciliari sono stati concessi a Carmelo Bellissimo, Sandro Compagno, Massimo Sala, Elio Carreca e Bruno Devita. Una persona, di cui ancora non è stata resa nota l&#8217;identità, è tuttora ricercata.</p>
<p>GLI INDAGATI &#8211; Tra i 40 indagati «eccellenti» anche il senatore del Pdl Francesco Scoma, ex assessore al Lavoro. Dovrà rispondere di corruzione per aver ricevuto 26.000 euro da Giacchetto in viaggi, contributi per spese elettorali e biglietti per lo stadio. La procura ha già inviato la richiesta di autorizzazione al Senato per il sequestro dei 26 mila euro. E poi l&#8217;ex presidente dell&#8217;assemblea regionale Francesco Cascio. Indagati pure gli ex assessori Santi Formica (Pdl) e Carmelo Incardona, all&#8217;epoca dei fatti di Grande Sud, come l&#8217;ex consigliere comunale di Palermo, Gerlando Inzerillo. Per tutti si ipotizza il reato di corruzione, eccetto che per Cascio, indagato per finanziamento illecito dei partiti assieme all&#8217;ex deputato regionale del Pd, Gaspare Vitrano, che era già imputato di corruzione in un&#8217;inchiesta sugli appalti dell&#8217;eolico. E ancora risultano indagati l&#8217;ex assessore al lavoro Lino Leanza (ex Mpa e poi Udc) l&#8217;ex deputato regionale del Pdl, Salvino Caputo e Salvatore Sanfilippo candidato sindaco a Santa Flavia. Indagato anche l&#8217;ex amministratore delegato del Palermo calcio, Rinaldo Sagramola. Giacchetto avrebbe acquistato spazi pubblicitari dal Palermo calcio fatturando cifre superiori a quelle pagate.</p>
<p>LE ESCORT &#8211; L&#8217;inchiesta è stata focalizzata sull&#8217;attività del Ciapi (Centro Interaziendale Addestramento Professionale Integrato) destinatario di un contributo di 15 milioni di euro finanziato dal Fondo Sociale Europeo. «Il presidente pro tempore ed il responsabile della comunicazione, con la complicità di altri funzionari pubblici &#8211; spiegano gli inquirenti &#8211; hanno ottenuto fraudolentemente contributi pubblici, utilizzando anche fatture false per oltre 40 milioni di euro». Parte dei contributi sarebbero stati utilizzati, tra l&#8217;altro, «per ragalie varie a noti esponenti politici, cui sono state finanziate anche le campagne elettorali». E ancora per viaggi, cene e serate con escort. In un secondo filone di indagine riguarda la gestione di «Sicilia Grandi Eventi». Gli stessi esponenti del Ciapi «attraverso una fitta rete di conoscenze e legami con funzionari pubblici», avrebbero pilotato gare d&#8217;appalto della Regione Siciliana.</p>
<p>Continua a leggere <a href="http://www.corriere.it/cronache/13_giugno_19/sicilia-viaggi-escort-soldi-disoccupati_171fc89c-d8b1-11e2-8ffc-5f2d0b7e19c1.shtml?utm_source=twitterfeed&amp;utm_medium=twitter">Sicilia, viaggi ed escort per i politici con i fondi destinati ai disoccupati &#8211; Corriere.it</a>.</p>
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		<title>La macchia umana sull&#8217;Europa di Barbara Spinelli &#8211; Repubblica.it.</title>
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		<pubDate>Wed, 19 Jun 2013 10:08:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>l'Imboscato</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articolo]]></category>
		<category><![CDATA[Testata]]></category>

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		<description><![CDATA[di BARBARA SPINELLI Se almeno avessero le loro divinità antiche: forse i Greci capirebbero meglio quel che vivono, l&#8217;ingiustizia che subiscono, l&#8217;abulica leggerezza di un&#8217;Europa che li aiuta umiliandoli da...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><em itemprop="author"><a href="http://www.imboscati.com/wp-content/uploads/2013/06/europa_crisi_grecia_N.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-13647" alt="europa_crisi_grecia_N" src="http://www.imboscati.com/wp-content/uploads/2013/06/europa_crisi_grecia_N.jpg" width="483" height="303" /></a>di BARBARA SPINELLI</em></p>
<p>Se almeno avessero le loro divinità antiche: forse i Greci capirebbero meglio quel che vivono, l&#8217;ingiustizia che subiscono, l&#8217;abulica leggerezza di un&#8217;Europa che li aiuta umiliandoli da anni, che dice di non volerli espellere e nell&#8217;animo già li ha espulsi. Le divinità d&#8217;un tempo, si sapeva bene che erano capricciose, illogiche, si innamoravano e disamoravano presto. Su tutte regnava Ananke: l&#8217;inalterabile Necessità, ovvero il fato. A Corinto, Ananke condivideva un tempio con Bia, la Violenza. L&#8217;Europa ha per gli Ateniesi i tratti di questa Necessità.</p>
<p>Forse capirebbero, i Greci, come mai a Roma s&#8217;è riunito venerdì un vertice di ministri dell&#8217;Economia e del Lavoro, tra Italia, Spagna, Francia, Germania, per discutere il lavoro fattosi d&#8217;un colpo cruciale, e nessuno di essi ha pensato di convocare la più impoverita delle nazioni: 27 per cento di disoccupazione, più del 62 per cento giovani. Sono i tassi più alti d&#8217;Europa. Forse avevano qualcosa da dire, i Greci, sui disastri della guerra che le istituzioni comuni continuano a infliggere con inerte incaponimento, e senza frutti, al paese reo di non fare i compiti a casa, come recita il lessico Ue.</p>
<p>La Grecia è la macchia umana che imbratta l&#8217;Europa, da quando è partita la cura d&#8217;austerità. Ha pagato per tutti noi, ci è servita al tempo stesso da capro espiatorio e da cavia. In una conferenza stampa del 6 giugno, Simon O&#8217;Connor, portavoce del commissario economico Olli Rehn, ha ammesso che per gli Europei è</p>
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<p>stato un &#8220;processo di apprendimento&#8221;. In altri paesi magari si farà diversamente, ma non per questo scema la soddisfazione: &#8220;Non è stata cosa da poco, tenere Atene nell&#8217;euro&#8221;; &#8220;Dissentiamo vivamente da chi dice che non è stato fatto abbastanza per la crescita&#8221;. Poi ha aggiunto piccato: &#8220;Sono accuse del tutto infondate&#8221;.</p>
<p>O&#8217;Connor e Rehn reagivano così a un rapporto appena pubblicato dal Fondo Monetario: lo stesso Fmi che con la Banca centrale europea e la Commissione è nella famosa troika che ha concepito l&#8217;austerità nei paesi deficitari e dall&#8217;alto li sorveglia. L&#8217;atto di accusa è pesante, contro strategie e comportamenti dell&#8217;Unione durante la crisi. La Grecia &#8220;poteva uscirne meglio&#8221;, se fin dall&#8217;inizio il debito ellenico fosse stato ristrutturato, alleggerendone l&#8217;onere. Se non si fosse proceduto con la micidiale lentezza delle decisioni prese all&#8217;unanimità. Se per tempo si fosse concordata una supervisione unica delle banche. Se crescita e consenso sociale non fossero stati quantità trascurabili. Solo contava evitare il contagio, e salvaguardare i soldi dei creditori. Per questo la Grecia andava punita. Oggi è paria dell&#8217;Unione, e tutti ne vanno fieri perché tecnicamente rimane nell&#8217;euro pur essendo outcast sotto ogni altro profilo.</p>
<p>Addio alla troika dunque? È improbabile, visto che nessun cittadino può censurare i suoi misfatti, e visto il sussiego con cui è stato accolto il rapporto del Fondo. L&#8217;ideale sarebbe di licenziarla fin dal Consiglio europeo del 27-28 giugno, dedicato proprio alla disoccupazione che le tre Moire della troika hanno così spensieratamente dilatato. Il Parlamento europeo non oserà parlare, e quanto alla Bce, le parole di Draghi sono state evasive, perfino un po&#8217; compiaciute: &#8220;Di buono, nel rapporto FMI, è che la Banca centrale europea non è criticata&#8221;. Il Fondo stesso è ambivalente, ogni suo dire è costellato di ossimori (di asserzioni acute-stupide, etimologicamente è questo un ossimoro). Il fallimento c&#8217;è, ma è chiamato &#8220;necessario&#8221;. La recessione greca è &#8220;più vasta d&#8217;ogni previsione&#8221;, ma è &#8220;ineludibile&#8221;. Il fato illogico regna ancora sovrano, solo che a gestirlo oggi sono gli umani.</p>
<p>Continua a leggere <a href="http://www.repubblica.it/politica/2013/06/19/news/la_macchia_umana_sull_europa-61390097/?ref=HREC1-2">La macchia umana sull&#8217;Europa &#8211; Repubblica.it</a>.</p>
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		<title>Il vero partito mai nato di Michele Salvati &#8211; Corriere.it</title>
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		<pubDate>Tue, 18 Jun 2013 11:59:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>l'Imboscato</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articolo]]></category>

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		<description><![CDATA[Viviamo in un regime non di «partito unico», ma di «unico partito». Con tutti i suoi difetti, la sola organizzazione politica che assomiglia ai grandi partiti di un tempo è...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.imboscati.com/wp-content/uploads/2013/06/pd_pdl-4f40f050574fb.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-13640" alt="pd_pdl-4f40f050574fb" src="http://www.imboscati.com/wp-content/uploads/2013/06/pd_pdl-4f40f050574fb.jpg" width="458" height="330" /></a>Viviamo in un regime non di «partito unico», ma di «unico partito». Con tutti i suoi difetti, la sola organizzazione politica che assomiglia ai grandi partiti di un tempo è il Pd, radicato nella società sia a livello nazionale che a livello locale, con legami articolati nello Stato e nelle pubbliche amministrazioni, con diffuse capacità di reclutamento di quadri tecnici in grado di cooperare a funzioni di governo, con una connotazione ideologica sufficientemente chiara. I difetti (&#8230; un grande partito, non un vero partito) li vedremo subito, e sono profondi. Ma assai più grandi sono quelli delle altre organizzazioni politiche. Il fallimento della Seconda Repubblica, al di là delle politiche inadeguate che ha adottato, sta nel non essere riuscita a creare un secondo grande partito, un secondo stabilizzatore politico, dotato delle stesse caratteristiche del primo, così risolvendo un problema di fondo della nostra democrazia: l&#8217;assenza di un grande partito di destra democratica.</p>
<p>Berlusconi aveva le risorse di consenso necessarie a creare una grande e stabile destra liberal-conservatrice, che nel tempo si rendesse autonoma dal carisma del suo fondatore. Non ha voluto o potuto guidare il delicato passaggio dal carisma all&#8217;istituzione; in ogni caso, non ci è riuscito. Ancor oggi, o scende in campo il suo attempato fondatore, o la destra balbetta e perde, anche se una «domanda di destra» è forte nella società. Delle altre organizzazioni politiche non vale la pena di parlare. O sono il frutto di vecchi radicamenti ideologici e di domande circoscritte localmente e settorialmente, o sono partiti e movimenti ancor più personali e carismatici del Popolo delle libertà, funghi che nascono nel terreno irrigato dall&#8217;indignazione diffusa, alternative episodiche all&#8217;astensionismo e al rifiuto della politica.</p>
<p>Condivido dunque, nell&#8217;analisi e nello spirito, l&#8217;editoriale del 16 giugno di Luciano Fontana, ma farei un&#8217;eccezione: il Pd è ancora (e chissà per quanto) un grande partito, e di un partito svolge le principali funzioni. Ma questo aggrava, non attenua, le critiche che gli possono essere rivolte. Passare dal carisma all&#8217;istituzione, dal potere personale ad una solida struttura ideologica e organizzativa &#8211; il compito di Berlusconi &#8211; era un&#8217;operazione difficilissima, e il nostro «Cavaliere» non è un De Gaulle. Il compito che attendeva la leadership della sinistra di governo, dall&#8217;Ulivo al Partito democratico, nei vent&#8217;anni che sono passati dalla crisi politica del 1992-93, era invece accessibile a un ceto politico capace ed esperto come quello di origine comunista e democristiana.</p>
<p>Questo ceto &#8211; i D&#8217;Alema, i Veltroni, i Marini, le Bindi &#8211; sapeva benissimo che, creato un amalgama in cui si fossero scolorite le vecchie appartenenze, il problema principale era quello di tenere insieme due tendenze che si sarebbero inevitabilmente contrapposte in una sinistra riformista con «vocazione maggioritaria»: una tendenza con orientamento più liberale e un&#8217;altra con orientamento più socialdemocratico. L&#8217;accento qui cade sull&#8217;espressione «tenere insieme».</p>
<p>Un partito è una comunità d&#8217;intenti, e si è partito se si riconosce lo stesso spirito di parte, la stessa comunanza profonda, lo stesso soffio vitale, alle principali tendenze che in esso operano, non se si respinge una di esse al di fuori dei confini del partito, gabellando la tendenza più liberale come «destra».</p>
<p>Se questo è vero, e nonostante le capacità e i meriti che prima ho riconosciuto, il Pd è un grande partito, ma non è ancora un vero partito: nel Labour, nel Ps, nella Spd, nel Psoe si combatte, ma nessuno mette in dubbio l&#8217;appartenenza al partito delle diverse tendenze che in essi si confrontano.</p>
<p>Il caso Renzi è esemplare. Difficile negare che Renzi sia il migliore acchiappavoti che il Pd ha oggi a disposizione. Se nel prossimo congresso Renzi corresse per la segreteria e vincesse, quanti, nei circoli, tra i militanti, nei quadri intermedi, riconoscerebbero in lui il «loro» segretario e collaborerebbero con lealtà, se non con entusiasmo? Le bizantine polemiche di cui i giornali ci informano &#8211; sulle regole statutarie, sulle primarie&#8230; &#8211; hanno tutte a che fare con questo problema profondo. E se il Pd non lo risolve, il problema non è solo del Pd, ma della democrazia italiana: un vero partito sul lato della sinistra di governo aiuterebbe la formazione di un vero partito sul lato della destra, perché una tendenza politica così diffusa non può rimanere a lungo senza rappresentanza. Che il Pd risolva il suo problema è una speranza, naturalmente. Ma il realismo mi costringe a far mia la frase finale dell&#8217;editoriale di Fontana: «La speranza di una &#8220;democrazia normale&#8221; con due poli&#8230; che competono per conquistare il consenso degli elettori è sempre più lontana».</p>
<p>Michele Salvati</p>
<p>via <a href="http://www.corriere.it/editoriali/13_giugno_18/il-vero-partito-mai-nato_348d0dd0-d7d6-11e2-98e6-97ca5b2e4e27.shtml">Il vero partito mai nato &#8211; Corriere.it</a>.</p>
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		<title>La Stampa &#8211; Un mostro fiscale divide il G8 di MARIO DEAGLIO</title>
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		<pubDate>Tue, 18 Jun 2013 11:54:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>l'Imboscato</dc:creator>
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		<description><![CDATA[MARIO DEAGLIO Negli Anni Ottanta e Novanta le riunioni del G8 si tenevano nelle grandi città o nelle loro immediate vicinanze: i governi ospitanti erano fieri di mostrare le bellezze...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://www.lastampa.it/2013/06/18/cultura/opinioni/editoriali/un-mostro-fiscale-divide-il-g-vtAzYQEuvZxOej6Mhx1fRP/pagina.html"><img src='http://www.imboscati.com/wp-content/uploads/2013/06/lastampatop24.gif' alt='' /></a></p>
<p>MARIO DEAGLIO</p>
<p>Negli Anni Ottanta e Novanta le riunioni del G8 si tenevano nelle grandi città o nelle loro immediate vicinanze: i governi ospitanti erano fieri di mostrare le bellezze di Tokyo, Londra, Venezia, Toronto. Con l’aumento mondiale delle tensioni sociali &#8211; e dei divari nella distribuzione dei redditi &#8211; queste riunioni tra grandi si svolgono ormai in luoghi isolati, difficili, se non impossibili da raggiungere da parte di manifestanti ostili. Così è per Lough Erne, incantevole e sperduta località dell’Irlanda del Nord il cui nome, secondo la leggenda, ricorda una bella dama che vi cercò rifugio, terrorizzata da un gigante uscito da una caverna.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Gli otto capi di governo che partecipano all’incontro, nella quiete del lago e dei boschi, sfuggendo alle folle, hanno probabilmente potuto, guardandosi negli occhi, individuare anch’essi una comune paura.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il «gigante» che sta loro davanti ha contorni indefiniti, talvolta assomiglia a un insorto siriano, dalle intenzioni incerte e insondabili; talaltra a un giovane di un Paese ricco che non riesce a trovar lavoro, non lo cerca più, non studia e non vota; talaltra infine a una grande società che paga somme enormi ai propri dirigenti e somme bassissime al fisco degli Stati in cui opera.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Sulla Siria gli otto grandi non potranno probabilmente far altro che registrare la propria divergenza, specie dopo l’altolà russo all’istituzione di una «no-fly zone» a protezione degli insorti; su disoccupazione e libero scambio tra Stati Uniti e Unione Europea si stanno spendendo nobili parole, intrise di retorica (come i 30 milioni di nuovi occupati in Occidente, promessi dal Presidente Obama) mentre in realtà nessuno sa bene come muoversi; sulla lotta all’evasione fiscale delle grandi società, in particolare quelle finanziarie, invece, è possibile che ci siano sviluppi concreti e importanti, anche al di là dei comunicati ufficiali, tradizionalmente laconici.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>E questo perché in molti Paesi avanzati si sta verificando un rapidissimo cambiamento di umore popolare contro le multinazionali che fanno uso di «schemi fiscali creativi» ossia, per dirla in italiano schietto, che non pagano le tasse che dovrebbero. La Apple, molto popolare per i suoi prodotti, è accusata di aver sottratto al fisco americano ben 74 miliardi di dollari in quattro anni; una cifra del genere porterebbe l’Italia molto avanti sulla via del risanamento ma nemmeno il governo degli Stati Uniti la disprezza, stretto com’è da vincoli alla spesa stabiliti da un Parlamento ostile.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Alla Apple si contesta che tutte le sue operazioni europee vengono gestite da una società irlandese priva di dipendenti e che il grande produttore dell’iPad paga all’Irlanda – in forti difficoltà economiche – imposte pari ad appena il due per cento degli utili, a seguito di un accordo fiscale. Qualcosa di simile avrebbe fatto anche Google, accusata di aver realizzato in Gran Bretagna utili per 18 miliardi di dollari tra il 2006 e il 2011 e di aver pagato appena 16 milioni di imposte. Un lungo elenco di altre imprese, che comprende Vodafone, il gigante dei telefonini, e Starbucks, grande catena mondiale di caffè e bar, si trova in situazioni analoghe. Tutti si difendono dicendo di aver rispettato le regole, ma sono proprio le regole a essere scandalosamente inadeguate e dal G8 potrebbe derivare una rapida spinta a un cambiamento coordinato a livello globale.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>All’elusione/evasione fiscale si intrecciano le pratiche illecite in campo finanziario. Un anno fa si scoprì che il tasso Libor, uno dei cardini del mercato finanziario mondiale, era tranquillamente manipolato da un gruppo di poche grandi banche. L’amministratore delegato della Barclays Bank si dimise subito ma questo non fece altro che togliere il coperchio al vaso di Pandora; un lungo elenco di grandi banche internazionali accusate di frode fiscale o riciclaggio.</p>
<p>Leggi tutto <a href="http://www.lastampa.it/2013/06/18/cultura/opinioni/editoriali/un-mostro-fiscale-divide-il-g-vtAzYQEuvZxOej6Mhx1fRP/pagina.html">La Stampa &#8211; Un mostro fiscale divide il G8</a>.</p>
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		<title>La Ue ammetta gli errori sull&#8217;austerity italiana di Marco Fortis &#8211; Il Sole 24 ORE</title>
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		<pubDate>Tue, 18 Jun 2013 11:11:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>l'Imboscato</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Marco Fortis Gli errori della politica europea del rigore senza crescita appaiono evidenti se si considera che persino la Germania non cresce più. Dopo essersi illusa di poter vivere...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.imboscati.com/wp-content/uploads/2013/06/crisi-euro-grecia.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-13621" alt="crisi-euro-grecia" src="http://www.imboscati.com/wp-content/uploads/2013/06/crisi-euro-grecia.jpg" width="600" height="338" /></a>di Marco Fortis</p>
<p>Gli errori della politica europea del rigore senza crescita appaiono evidenti se si considera che persino la Germania non cresce più.</p>
<p>Dopo essersi illusa di poter vivere esclusivamente di esportazioni extra-Ue, Berlino deve prendere atto che se l&#8217;Europa si ferma, si ferma anche la macchina tedesca. Ciò a dispetto del fatto che la Germania sia considerata il Paese più competitivo al mondo e quello che ha realizzato le più importanti riforme degli ultimi anni.</p>
<p>Ma né la competitività né le riforme bastano se il grande mercato europeo in cui la Germania è profondamente immersa si prosciuga, letteralmente, attorno a lei.</p>
<p>C iò a seguito della più meccanica applicazione di un&#8217;austerità fiscale in parte necessaria ma spinta ottusamente così all&#8217;eccesso al punto da mettere in ginocchio quella che era considerata la più grande conquista dell&#8217;euro: una moneta unica per servire una grande domanda domestica continentale comune che avrebbe reso tutti più prosperi. Stiamo invece diventando tutti più poveri, mentre altrove nel mondo gli altri crescono.</p>
<p>Molti errori sono stati compiuti dall&#8217;eurozona nella gestione della crisi. Innanzitutto, un errore drammatico di autorappresentazione verso i mercati. Come è stato possibile che l&#8217;eurozona diventasse nella percezione mondiale il &#8220;buco nero&#8221; del debito? I numeri raccontano una realtà tutta diversa. Basti pensare che nel lontano 1995 il debito pubblico dell&#8217;eurozona e degli Stati Uniti erano all&#8217;incirca uguali, pari a poco più di 4mila miliardi di euro correnti e quello giapponese era intorno ai 3.400 miliardi.</p>
<p>Secondo le proiezioni della Commissione Europea, invece, nel 2014 il debito pubblico Usa sarà diventato nettamente il più alto, superiore ai 14.400 miliardi di euro, ben 5mila miliardi superiore a quello dell&#8217;Eurozona, che nel frattempo sarà stato raggiunto da quello del Giappone, cioè una singola nazione che ha un Pil grande la metà del Pil dell&#8217;area della moneta unica. Senza contare che i debiti privati di Usa e Giappone sono ben più alti di quelli dei Paesi dell&#8217;eurozona. Ma Stati Uniti e Giappone crescono e non fanno paura ai mercati mentre l&#8217;Eurozona va indietro e fa fuggire gli investitori.</p>
<p>La crisi finanziaria globale è nata in America ma si è di colpo trasferita nel vecchio Continente nel 2010-2011 anche per la lenta capacità politica dell&#8217;eurozona di affrontare l&#8217;emergenza di un piccolo Paese, la Grecia, che è stato soccorso tardi e male, con una progressiva estensione del contagio sovrano ad altre economie.</p>
<p>Tra queste ultime, sono entrate nel mirino della sfiducia dei mercati anche due grandi economie: una effettivamente mal ridotta, la Spagna, messa in ginocchio da una bolla immobiliare spaventosa e con 1/3 del sistema bancario di fatto fallito; l&#8217;altra, l&#8217;Italia, con problemi storici mai risolti ed eternamente rinviati, ma a ben vedere, non messa poi così male.</p>
<p>Continua a leggere <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/commenti-e-idee/2013-06-18/ammetta-errori-austerity-italiana-072047.shtml?uuid=AbQLcx5H">La Ue ammetta gli errori sull&#8217;austerity italiana &#8211; Il Sole 24 ORE</a>.</p>
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		<title>Made in Italy/Se le ambasciate non vi vergognassero a vendere vini e formaggi</title>
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		<pubDate>Tue, 18 Jun 2013 10:57:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>l'Imboscato</dc:creator>
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		<description><![CDATA[E ora se vogliamo veramente spingere sull’acceleratore bisogna mettere in campo le ambasciate. Il neo-ministro Emma Bonino lo ha capito più di quanto avessero maturato i suoi predecessori e ha...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://dariodivico.tumblr.com/post/53269574240/made-in-italy-se-le-ambasciate-non-vi-vergognassero-a"><img src='http://www.imboscati.com/wp-content/uploads/2013/06/avatar_e73f4ba83ddb_128.png' alt='' /></a></p>
<p>E ora se vogliamo veramente spingere sull’acceleratore bisogna mettere in campo le ambasciate. Il neo-ministro Emma Bonino lo ha capito più di quanto avessero maturato i suoi predecessori e ha convocato per gli inizi di luglio un tavolo internazionale di confronto sull’export agro-alimentare. I nostri concorrenti francesi e tedeschi, del resto, fanno così e gli ex ministri e leader non si vergognano di capeggiare missioni d’affari. Tocca alla diplomazia economica pigiare il pedale perché di fronte al ristagno della domanda interna l’aumento delle vendite all’estero serve in primis a tener in piedi la nostra industria e le nostre filiere produttive. I dati diffusi ieri dall’Istat sull’export, che parlano di un aumento del 4,4% su base annua, ci incoraggiano. Se poi spacchettiamo questo dato e ci concentriamo su quello relativo al food si arriva molto più in alto (qui però le elaborazioni divergono tra il +12,6% della Coldiretti e il +7,2% della Federalimentare). Il bello è che non siamo plafonati, ci sono ancora robusti margini di incremento dimostrati tra l’altro dall’eccezionale difusione dell’italian sounding, i prodotti a finto marchio italiano che incontrano comunque il gusto del consumatore globale. Per volare davvero, oltre alla spinta della diplomazia economica, ci vorrebbero catene nazionali della grande distribuzione. Oggi spesso siamo ospiti dei cugini francesi che in molti casi ci mettono negli scaffali dedicati alle cucine etniche (thai o indiana) eppure, nonostante il posizionamento asimmetrico asimmetrica, i nostri prodotti riescono ad imporsi. E’ interessante notare come solo dieci anni fa ad esportare fosse il 10% dell’industria alimentare italiana, adesso questa soglia ha superato la boa del 50%. In sostanza almeno un’impresa su due vende all’estero con una certa continuità. E anche sul piano più strettamente merceologico registriamo un importante passo in avanti.  Non vendiamo solo il vino, che comunque detiene in questo ranking una posizione regale, ma tutto l’arco dell’offerta legata alla dieta mediterranea. Un grazie gli imprenditori del “fare” forse se lo meritano.</p>
<p>Dario Di Vico</p>
<p>via<a href="http://dariodivico.tumblr.com/post/53269574240/made-in-italy-se-le-ambasciate-non-vi-vergognassero-a">,  Made in Italy/Se le ambasciate non vi vergognassero a vendere vini e formaggi</a>.</p>
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		<title>DEBITI PA CON LE IMPRESE, una via c&#8217;è &#8211; L&#8217;euro al tempo dei ricorsi nell&#8217;eurozona.</title>
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		<pubDate>Mon, 17 Jun 2013 13:34:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Salvatore Ferlito la Rocca</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articolo]]></category>
		<category><![CDATA[Editoriale]]></category>

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		<description><![CDATA[Questa settimana, la Corte Costituzionale tedesca ascolterà i ricorsi di 37.000 cittadini relativi ai meccanismi di funzionamento dell’Eurozona. Le decisioni che prenderà l’Alta Corte tedesca  potrebbero mettere fine all'euro costringendo la Germania ad uscirne.

Il casus belli è, per i ricorrenti il piano di acquisti da parte della BCE dei titoli di Stato  italiani e spagnoli (OMT), il piano che lo scorso anno è servito a frenare la corsa dello spread, ma a fatto cadere i Paesi nella trappola di una depressione economica senza via d'uscita.

la Corte suprema, o Verfassungsgericht, non ha  la facoltà  di forzare la BCE a mutare azione, ma può emanare un ultimatum. Se la BCE continua con gli acquisti di bond tossici per liberare le banche tedesche, i giudici potrebbero e dovrebbero obbligare la Bundesbank di non prenderne parte.

In questo clima di ricorsi civili che tendono a frenare gli effetti delle manovre degli organismi europei sulla vita delle popolazioni dell'Unione, pare patetico l'atteggiamento supino dello Stato italiano che, nonostante il decreto del fare, continua a tenere le imprese all'asciutto di pagamenti a causa del "Patto di stabilità".

Anche qui un'azione sarebbe possibile ed è una opzione concreta da percorrere.

Attraverso la UE si può far valere nei confronti dello Stato i crediti vantati dalle Imprese per lavori e forniture effettuati nell'interesse della PA. Facendo ricorsi alla Corte di giustizia dell'Unione europea con sede in Lussemburgo, per quanto riguarda la violazione da parte dello Stato italiano della Direttiva UE 2011/7/UE che fissa il termine di 30 giorni per effettuare i pagamenti dovuti alle Imprese; come pure si potrebbe seguire la strada del ricorso alla Corte europea dei diritti dell'uomo di Strasburgo per violazione dell'art. 1 del Protocollo 1 (aggiuntivo alla Convenzione di Roma del 4 novembre 1950), che riconosce e garantisce i diritti di natura patrimoniale.

Uno Studio legale a Roma è eccellente in tal senso e mi sento di consigliarvi:

Lo Studio Legale Associato Sinagra-Sabatini-Sanci

 
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.imboscati.com/wp-content/uploads/2013/06/One-million-Euro-note-obverse.jpg"><img class="aligncenter size-large wp-image-13608" alt="One million Euro note obverse" src="http://www.imboscati.com/wp-content/uploads/2013/06/One-million-Euro-note-obverse-1024x501.jpg" width="620" height="303" /></a>Questa settimana, la Corte Costituzionale tedesca ascolterà i ricorsi di 37.000 cittadini relativi ai meccanismi di funzionamento dell’Eurozona. Le decisioni che prenderà l’Alta Corte tedesca  potrebbero mettere fine all&#8217;euro costringendo la Germania ad uscirne.</p>
<p>Il casus belli è, per i ricorrenti il piano di acquisti da parte della BCE dei titoli di Stato  italiani e spagnoli (OMT), il piano che lo scorso anno è servito a frenare la corsa dello spread, ma a fatto cadere i Paesi nella trappola di una depressione economica senza via d&#8217;uscita.</p>
<p>la Corte suprema, o Verfassungsgericht, non ha  la facoltà  di forzare la BCE a mutare azione, ma può emanare un ultimatum. Se la BCE continua con gli acquisti di bond tossici per liberare le banche tedesche, i giudici potrebbero e dovrebbero obbligare la Bundesbank di non prenderne parte.</p>
<p>In questo clima di ricorsi civili che tendono a frenare gli effetti delle manovre degli organismi europei sulla vita delle popolazioni dell&#8217;Unione, pare patetico l&#8217;atteggiamento supino dello Stato italiano che, nonostante il decreto del fare, continua a tenere le imprese all&#8217;asciutto di pagamenti a causa del &#8220;Patto di stabilità&#8221;.</p>
<p>Anche qui un&#8217;azione sarebbe possibile ed è una opzione concreta da percorrere.</p>
<p>Attraverso la UE si può far valere nei confronti dello Stato i crediti vantati dalle Imprese per lavori e forniture effettuati nell&#8217;interesse della PA. Facendo ricorsi alla Corte di giustizia dell&#8217;Unione europea con sede in Lussemburgo, per quanto riguarda la violazione da parte dello Stato italiano della Direttiva UE 2011/7/UE che fissa il termine di 30 giorni per effettuare i pagamenti dovuti alle Imprese; come pure si potrebbe seguire la strada del ricorso alla Corte europea dei diritti dell&#8217;uomo di Strasburgo per violazione dell&#8217;art. 1 del Protocollo 1 (aggiuntivo alla Convenzione di Roma del 4 novembre 1950), che riconosce e garantisce i diritti di natura patrimoniale.</p>
<p>Uno Studio legale a Roma è eccellente in tal senso e mi sento di consigliarvi:</p>
<p>Lo <a href="http://www.ildirittoamministrativo.net/amministrativisti-roma/217-studio-legale-associato-sinagra-sabatini-sanci/view-details.htm">Studio Legale Associato Sinagra-Sabatini-Sanci</a></p>
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