Se la Catalunya uscisse davvero dalla UE ritornerei a vivere a Barcelona. Ma conoscendo come sono parsimoniosi e astuti i miei amici catalani, credo stiano solo aspettando che il passo falso lo faccia Madrid. Quindi state tranquilli: oggi non accadrà nulla, oltre ovviamente ad una esagerazione, che in quanto gratis e offerta dal potere centrale, Barcelona non si lascerà scappare. Il referendum sarà solo un monumento incompiuto all’Indipendenza, un po’ come è incompleta la Sagrada Familia: cominciata da Gaudì con uno spirito e una idea trainante, che appartiene ad una epoca e una classe dominante colta e annoiata, che aveva il solo scopo di produrre una iperbole, una cosa che Madrid mai si sarebbe sognata di fare. Idea che col tempo poi è mutata e si è pure fermata e arenata.

Ma nonostante le incompiute, Barcelona ê diventata un canone: la bambina viziata dalla ricca industria tessile ci ha regalato un tessuto urbano incastonato da tanti di questi eccessi, dove il superamento dei limiti formali – le case foreste, le scale a chiocciola che partono e arrivano in due punti distinti del soffitto, le forme scheletriche degli animali preistorici che diventavano elementi costruttivi-, tutte queste spirali rientravano poi nella forma e nella sostanza razionale di una città da vivere e godere. La città quadricolare del piano Sardà che tanto ricorda quella di Ippodamo da Mileto. Barcelona ha brindato così la sua pubertà superando e doppiando Madrid in coraggio e avanguardia urbanistica. Ma le primavere delle città precedono gli autunni e gli inverni. E il tempo infausto di Barcelona, dell’oscuramento del suo sole, corrisponde allo zenit di Madrid e alla sconfitta della guerra civile. Lo sbriciolare della Repubblica sotto i cannoni dei monarchici. Chi parlava catalano veniva arrestato e se insisteva torturato. Il corpo di Pujol, il mitico presidente della grande Catalunya, mostra ancora le storture fisiche ricevute dalle torture dei poliziotti della Guardia Civil durante gli interrogatori nel commissariato di via Laietana. Le lacerazioni riempiono gli spazi durante i tempi duri come la sabbia in un vaso.

Poi arriva la democrazia e la scomoda Costituzione, ma con la forza d’inerzia e con la corda lunga lasciata dalla Capitale, i catalani si sono trovati a comunicare finalmente liberamente in catalano, lingua che però è stata scritta solo in forma intermittente. Una lingua che tutti sanno parlare e pochi sanno scrivere correttamente. Questo è il limite della Indipendenza incompleta dei catalani, e loro lo sanno benissimo. Le lingue mozzate non possono ricrescere. Il corpo culturale di una nazione bastonata non si riprende nemmeno dopo tre generazioni. Ai catalani basta ormai solo la autocelebrazione: l’unico popolo al mondo che fissa la festa nazionale nell’anniversario di una sconfitta, riesce attraverso il suo narcisismo e autostima a godere del suo doppio, anche in ginocchio. Nella speranza che il furore centrifugo degli spagnoli superi il punto di resistenza della trave maestra e crolli addosso a loro rispedendoli a casa, con pazienza la Catalogna attende e affastella i suoi figli per costruire torri umane. Uno sull’altro i castellers sfidano la fisica e la dinamica, con calma le spalle di chi sta giù reggono il peso dell’Umanità. Per arrivare all’ultimo casteller, che è sempre un bambino: tocca il cielo con un dito e parla all’orecchio di Dio.

 

L’Indipendenza della Catalunya spiegata semplice

Forse nessuno in Italia vi ha spiegato che la Repubblica Catalana è una entità statale che esiste dal 1641. A fasi alterne, nei secoli, abbiamo assistito all’eterna opposizione tra centralismo spagnolo e autonomismo catalano. I catalani ritenteranno nel 1873 – con la proclamazione dello Stato Catalano – e poi nel 1931 e quindi nel 1934 con Lluís Companys i Jover. Che fu presidente della Generalitat de Catalunya durante la guerra civile. Poi fu mandato da Franco davanti al plotone di esecuzione, a seguito della sua cattura da parte della Gestapo, nel 1940. Durante il franchismo il catalano, deliziosa lingua romanza occidentale, parlata in quelle contrade a cominciare dall’anno mille o giù di lì, fu proibito. Chi fosse trovato a parlarlo arrestato. E chi si fosse opposto torturato. Quindi quando parliamo di Catalunya e indipendentismo, per favore, non fate il grossolano errore di accomunare questo fenomeno serissimo con i clown della Lega. Lo strapaese italiano si vede da queste cose: confondere e avere la presunzione che la penisola abbia centralità in tutto. Salvini e compagnia con questi qui non hanno nulla a che vedere.

 La battaglia per la indipendenza catalana non va vista con lenti ideologiche. La maggioranza dei partiti promotori del referendum è formata da una area politica di conservatori nazionalisti di centro-destra ai quali si uniscono i nazionalisti repubblicani di sinistra. Per capirci: nel mezzo c’è una maggioranza cattolica che riconosce il Re e che sta assieme ai repubblicani montagnardi che bruciano le bandiere spagnole. Quindi dal punto di vista meramente politico non la fate finire con la solita barzelletta italiana di sinistra contro destra perché non è così: L’ITALIA e le sue sciocche ossessioni sono solo in Italia grazie a Dio.

Il punto cruciale della polemica tra Spagna e Catalogna è l’articolo 6.2 dello Statuto catalano che stabilisce la lingua catalana come prioritaria rispetto al castigliano e ne obbliga il bilinguismo. Ecco, è da una sentenza della Corte Costituzionale del 2010 che boccia quell’articolo che è partito tutto. La Catalogna reclama la sua autonomia linguistica e si prende le bastonate per questo.

Vi invito ad accogliere questa idea senza pregiudizi e a prepararvi, perché senz’altro la Catalogna sarà indipendente. Lo Stato nazionale è superato. Prepariamoci ad una Europa Federale delle regioni che diventano nazioni. La stessa Unione Europea sta spingendo verso questa direzione: coi centralismi forti oggi la UE è diventato un mero club delle nazioni, la unica maniera per costruire le adesioni ad un progetto europeo è spingere sul neo-nazionalismo regionale. Andiamo verso quella direzione, abituatevi alla idea, preparatevi.

 

LOS RESULTADOS DEL 1-O

– Sí: 2.020.144 (90,09 %)
– No: 176.565 (7,87 %)
– En blanco: 45.586 (2,03 %)
– Nulo: 20.129 (0,89 %)

Fonte La Vanguardia

 

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