Dopo sei decenni d’integrazione, l’Unione Europea continua ad essere un patto tra le Nazioni. Se, per esempio, si è stati disposti a rinunciare alla sovranità nazionale su temi come il commercio e il lavoro, creando la libera circolazione delle merci e delle persone, lo stesso non è possibile su temi sensibili come la sicurezza e la difesa. Questo atteggiamento spiega il motivo perché questioni relative all’area di libero scambio o all’unione monetaria sono votate a maggioranza qualificata, mentre i problemi di sicurezza o di politica estera sono votati all’unanimità, dando alle singole nazioni il potere di esercitare il diritto di veto.

Il problema di strutture sovranazionali come ad esempio Frontex o come Europol si scontrano con quotidiane liti scaturite dagli orticelli degli interessi nazionali, che ancora permangono vivi e vegeti in seno ai servizi segreti dei Paesi europei. Argomento che cela altri interessi ancora più contrapposti che potrebbero portarci lontano. Di fatto il problema che si ripresenta sempre, in queste ultime ore del dopo-bombe, è la necessità della creazione di un organismo di difesa e di sicurezza europea.

Questa è la base imprescindibile per una strategia che possa portarci verso la formazione di uno Stato federale. Insomma è necessario uno sforzo che porti ad un cambio della carta dell’accordo europeo. Un’azione necessaria che ci tiri fuori da questo ambiguo e sbiadito club delle Nazioni che qualcuno sta provando, con le bombe e altro, a sbriciolare.

Gli attentati in Europa e la sovranità nazionale