Intervengo nella polemica tra Piergiorgio Odifreddi e Claudio Cerasa, esplosa nelle ultime ore nella rubrica delle lettere al direttore de “Il Foglio”. 

Odifreddi nel suo blog se la prende cogli ebrei, accusandoli di nazismo. Un po’ per i modi spicci di trattare la questione palestinese. Capisco che vi è una scuola classica di pensiero antiebraico, ma si fa presto a fare l’enciclopedista e a tirar le somme. Voltaire, nell’ira antisemita citava Flavio Giuseppe a ogni piè sospinto, ma odiava tanto quanto gli arabi e anche lui di errori ne ha fatti. Poi nel mezzo appare una Andrea’s Version non troppo riverente. Quindi anche Cerasa interviene e andiamo giù per i campi di concentramento e Shoah.

Calmate gli animi qui Israele deve difendersi da sé stessa.

Lettera al direttore de “Il Foglio”-

Sei compagnie di militari israeliani sono state dispiegate a Gerusalemme. La terza intifada ha mietuto molte vittime e i militi dovranno coadiuvare le forze di polizia per cercare di garantire l’ordine.
La Knesset ha richiamato 1400 riservisti e il governo ha stabilito misure straordinarie come l’abbattimento delle case di coloro che partecipano ai disordini e un inasprimento dei controlli.
Nonostante l’alta tensione e l’esasperazione dei rapporti tra arabi e ebrei, la vera minaccia ad Israele sta nel suo interno.
Negli anni lo stato d’Israele ha sempre tenuto sotto controllo l’uso della violenza.

Chi accusa gli israeliani di violenza indiscriminata non conosce la sua situazione: le repressioni degli attacchi interni erano sempre decise dal governo centrale e hanno sempre risposto ad una logica che, seppur criticabile, ricadeva nelle funzioni dello stato di diritto israeliano. Arabi e israeliani si sono eliminati l’un l’altro, anche brutalmente, ma in qualche maniera solo Israele ha deciso queste azioni in sede governativa e parlamentare e la sua azione si è misurata negli anni attraverso il confronto democratico tra i suoi cittadini.
Israele è uno dei pochi veri stati-nazione esistenti nel medio oriente, assieme a Iran, Turchia ed Egitto. L’idea di uno stato fondato sui principi del sionismo ha tenuto in piedi fin qui la Nazione.

Fin dai primi momenti della nascita dello Stato d’Israele, i padri sionisti non hanno mai consentito l’uso della violenza al di fuori delle Istituzioni. Emblematico fu l’episodio del giugno 1948, quando la neonata Israel Defence Force decise l’intervento ai danni della struttura paramilitare ebraica IRBIS. Ben Gurion ordinò d’intercettare la nave Altalena, che stava portando armi a quella fazione, stabilendo un principio che per lunghi anni è stato sempre rispettato.

Solo quest’anno lo Stato Ebraico si è dovuto confrontare con un nuovo problema, la cui soluzione è lungi dall’essere raggiunta. Una violenza terroristica autonoma, fuori dal controllo dello Stato, che si è espressa in un episodio agghiacciante avvenuto alla fine del Luglio di quest’anno a Douma, in Cisgiordania. Un gruppo di violenti ha incendiato due case, e in una di queste dormiva e ha perso la vita un bambino arabo di 18 mesi che è stato bruciato vivo. Dopo qualche tempo è morto pure il padre, che non è riuscito a superare le conseguenze dell’incendio del suo corpo. Attorno alle case comparivano scritte con la vernice spray in ebraico: “Vendetta” e “Viva il Messia”. La condanna del gesto è stata unanime e pure un membro di Likud, Gilard Erdan ha dichiarato che è necessaria una riflessione profonda, se una nazione che ha avuto i suoi figli bruciati nella Shoah ha in seno qualcuno che utilizza gli stessi mezzi contro i palestinesi.
Ma nonostante la generale riprovazione dobbiamo rilevare l’incapacità, da parte delle autorità di polizia, d’individuare i colpevoli. Sono state fermate decine di persone, sono stati individuati i tre autori della vicenda criminale, ma nessuno di loro è stato arrestato per apparente mancanza di prove. Se pensiamo che lo Shin Bet è una delle polizie più efficienti al mondo, questo getta una luce poco credibile e patetica attorno a tutta la storia e ci dice che il ferreo Stato Ebraico presenta le prime profonde crepe. E più della terza intifada, è questo sbandamento interno che potrebbe portare Israele ad una implosione o al crollo vaticinato da Khomeini.

A tal proposito, studiosi come Nourozi e Cole pongono enfasi su alcuni errori di traduzioni operati sui discorsi di Khomeini, che pare non dicesse che Israele verrà cancellata dalla mappa geografica, come comunemente si pensa, ma che crollerà rovinosamente. Non è solo un problema di forma, ma di sostanza. Ormai Hamas ha chiaro che non nascerà mai uno Stato indipendente di Palestina, ben tre presidenti americani hanno fallito in quell’obiettivo. Hamas cerca adesso invece di monetizzare la divisione tra gli israeliani e la loro incapacità di trovare dei colpevoli per i fatti di Douma. Nonostante gli accoltellamenti pare che il dialogo continui sottobanco tra le due parti, con una ipotesi di scambio basato sulla libera circolazione dei palestinesi della striscia di Gaza, che potrebbero andare a lavorare in Israele, in cambio di una tregua di una decina d’anni.

Alla fine quel caso di violenza fuori controllo è diventato per Israele più pericoloso di mille missili.
Oggi gli ebrei vivono in uno Stato forte, armato fino ai denti, e in una situazione economica ottima, soprattutto rispetto ai suoi vicini. Nel pur difficile rapporto con i palestinesi, nulla dall’esterno può scalfire la sua esistenza. Nemmeno il pericolo della bomba iraniana, più agitato da quest’ultimi pro domo loro, che come vera minaccia.
L’unico vero motivo di preoccupazione sono queste schegge impazzite, che nessuno ha il coraggio o la voglia di arrestare. Minano le basi di quello stato ferreo e sionista che avrebbe dovuto essere l’autorità assoluta in quel territorio. Qualcosa sta cambiando, è giunto il momento di volgere lo sguardo verso sé stessi.

Israele deve difendersi da sé stessa. A proposito della polemica tra Piergiorgio Odifreddi e Claudio Cerasa, esplosa nelle ultime ore.