Quello delle proteste a Lama a Roma non fu un errore politico della nuova sinistra, fu piuttosto una scelta dettata da un errore di valutazione. Le condizioni di vita della classe operaia si uniformavano a quelle della classe media e assistiamo alla prima e decisiva rivoluzione antropologica della società italiana: i ceti medi urbani tendevano tutti ad assomigliarsi ed erano spinti dagli stessi bisogni, uniformandosi alla legge dei consumi di massa. Erano quindi cessate le cause per una rivoluzione diretta e violenta. Quelli furono gli anni del consociativismo e il Partito Comunista cominciò a finanziare la sua attività con l’espansione sul territorio nazionale di imprese, soprattutto cooperative, che facevano capo al partito e gli erano funzionali.

L’atteggiamento di Berlinguer fu quello di determinare uno “strappo” nei confronti dell’Unione Sovietica. Uno strappo che lanciò una nuova linea di rapporto anche rispetto al Patto Atlantico. Dallo slogan “Fuori l’Italia dalla NATO” si passa a: «Io voglio che l’Italia non esca dal Patto Atlantico… Mi sento più sicuro stando di qua». La frase è tratta da una famosa intervista rilasciata da Enrico Berlinguer a Giampalo Pansa e pubblicata dal Corriere della Sera il 10 giugno 1976.

Ventisette anni dopo la linea dura scelta da Togliatti, il partito comunista ammorbidisce la sua posizione. In un primo momento questa dichiarazione, come scrivevo, fu letta come uno “strappo” verso Mosca, ma col tempo ci si dovette ricredere. Infatti alcuni documenti provenienti dagli ex archivi sovietici, resi noti recentemente dalla Fondazione Gramsci, rivelano che questa posizione fu concordata con Mosca perché non si volevano sconvolgere gli equilibri mondiali e, da ultimo, vi era un’intima speranza di realizzare il socialismo anche dentro la NATO. Da qui l’errore della sinistra fuori dal PCI: non capire che in Italia non vi fosse spazio per un progetto rivoluzionario alternativo a quello ordito – su fronti contrapposti – dalle potenze internazionali. Questo è il triste limite della democrazia italiana, le forze in campo sono sempre state pilotate da disegni più grandi dove la speranza di movimenti dal basso s’infrange contro il volto violento del potere.

Il ricordo di quella giornata su Unità TV

La cacciata di Lama dall’Università, 17 febbraio 1977 – Roma