Ho alcuni sogni, anche incubi, ricorrenti: uno di questi – ed era un sogno – era quello di vivere in una continua nudità. Girare per strada seminudo e senza scarpe. Io avevo sempre pensato fosse relativo alla lotta per l’accettazione di me stesso e del mio corpo. Ma avevo fatto grandi progressi e non capivo il perché del mio girovagare nudo nei miei sogni. Adesso forse arrivo a comprendere il perché – tra l’altro quei sogni non sono tornati più – visto che oggi vivo in una società, quella brasiliana, che ha il grande merito di aver liberato i corpi dei suoi cittadini, che sono però diventati esseri umani in una condizione peculiare, alla stregua di eterni bagnanti.

Non è un mistero che la sessualità qui è vissuta come un elemento di continuità naturale con questo ambiente enorme e maestoso che ci circonda; e avendo il Paese costruito la sua espansione urbanistica per lo più sulle coste, ci presenta delle città la cui stragrande maggioranza sono contigue rispetto la linea del mare, e che sono in fondo delle località balneari.
Che senza dubbio sono luoghi tristi. La tristezza è una componente delle città che nascono in relazione ad una spiaggia. Anche in Europa le città balneari sono tristi, ma tutto ciò dura solo per una stagione. Qui in Brasile andiamo al mare tutto l’anno, ma non perché si vada in vacanza. Qui non si va mai in vacanza perché si è sempre in vacanza. In alcuni Paesi funziona così e le ferie possono durare anche qualche secolo.

Scrivo questo perché in questi deliziosi giorni, vissuti nel Paese che mi ospita, pensavo a come potesse essere la vita a Siracusa, mia lontana e indimenticata Patria, durante gli anni in cui era una metropoli: l’aureo periodo ellenistico.
Cioè l’epoca in cui Siracusa era un grande centro balneare.

Allora Archimede viaggiava per formarsi e scambiare le sue teorie con altri matematici presso Alessandria, e il mediterraneo del tempo doveva respirare una atmosfera simile a quella che vivo io oggi: si viveva in nudità, in una società multietnica, in un clima di tramonto dei valori della ricerca umana e con una esaltazione della materialità dell’individuo, della sessualità priva di remore e freni morali, e con una diffusa cupidigia e traffico di influenze politiche. Nel mondo alessandrino si viveva al cospetto di una società decadente e fortemente individualista. Il parallelo credo sia azzeccato ed è per questo che vivo bene qui: in questo nuovo mondo scoperto alla fine dell’umanesimo, fiorito e cesellato con le ultime gemme del barocco. Passato dalle chiese vertiginose ai grattacieli senza aver mai vissuto una epoca primitiva, rivivo quello che poteva essere la mia città nell’era del suo splendore, inquadrata coi suoi elementi costitutivi riproposti con la novità dell’oggi. Vivendo oggi come si poteva vivere a Siracusa, ad Alessandria o Pergamo nel terzo secolo avanti Cristo.

 

Credit Image: “Photosynthesis,” by Mark Heine

La mia vita tra i cespugli dei fantasmi – Note Brasiliane