La frammentazione dell’Europa è ormai un processo avviato e difficilmente arrestabile. La politica, sin dai tempi dell’Impero Romano, ha risposto a ragioni globali e le epoche delle frammentazioni, anche se a volte endemiche e rispondenti a logiche di ceppi linguistici, religiosi e culturali, erano sempre legate ad una logica globale.
Nel mondo tripolare – US, Russia, Cina – non c’è spazio per l’Europa. Un movimento ormai inarrestabile, cominciato in Ungheria, che ha poi contagiato la Repubblica Ceca e quindi la Polonia. La Brexit, e l’arrivo di Trump alla Casa Bianca, risponde alla logica di un movimento nazionalista, oltre che operaio e bianco, disposto a premere per prendere il potere e mettere in ordine il mondo. La sconfitta degli ultra nazionalisti austriaci non deve incoraggiare. Si sa, le alterne vicende della politica portano a battaglie e sofferenze e, anche se le spinte sono forti, la resistenza riesce ad emergere e a reagire producendo un risultato inaspettato.

La siepe si apre su un cammino chiaro.

Siamo ad un nuovo trattato di Tordesillas, senza un papa che lo ratifichi, ma con due uomini che potrebbero aver deciso di chiudere il secondo round della guerra fredda: Trump e Putin.
Vediamo dove passa la linea di frontiera.
Una delle logiche vincenti risponde ad un pensiero, tra l’altro mai negato, di Putin che da tempo ha lanciato il “divide et impera” in Europa. Tutto questo servirà a favorire la sua strategia di domino. Con questa minaccia dovremo convivere almeno per i prossimi dieci anni. Del resto, abbiamo già visto i cavalieri cosacchi dell’esercito russo bere brandy a Parigi: perché non dovrebbero tornarci? Un continente europeo diviso e in mano alla classe politica peggiore di tutti i tempi è facile preda per la nuova destra nazionalista, che ha il beneplacito di Putin.
Adesso che alla Casa Bianca andrà a vivere un amico di Neal Farage capiamo che i giochi sono fatti. Quindi la strada per una possibile implosione che ci porterà all’arcipelago Europa è imboccata. Quello che è oggi un Club delle nazioni, con un’unica valuta d’avventura, potrà essere a breve un caleidoscopio frantumato da egoismi nazionalisti con nuove frontiere e nuove valute.

Dobbiamo prepararci all’impatto dovuto all’essere aldilà della linea di matita di un nuovo accordo. In attesa del prossimo trionfo del Fronte Nazionale in Francia, attendiamo l’imminente obiettivo: sarà certamente la Merkel, che al momento però sta godendo di ottima salute. Ma quando saranno finiti gli effetti dell’oleodotto russo-germanico North Stream II, non sono proprio sicuro che la premier tedesca continuerà ad avere la stessa fortuna di oggi. Se Grillo riuscirà ad uscire fuori dalla sua liturgia e ad eliminare alcuni dei suoi che fanno scadere la compagine, e soprattutto se avrà la capacità di lanciare una strategia di governo, sarà facile per lui arrivare con questo clima internazionale a Palazzo Chigi e dominare il Paese con un nuovo centro destra che non ne può più del cavaliere. Con la benedizione di Putin e di Trump e con gli italiani felici e milionari – in milioni di lire-.

Le linee di confine – Nazionalismi operai e bianchi