Ho ritenuto opportuno aggiornare il mio articolo con due video, non recentissimi, che però danno un quadro esaustivo della situazione di emergenza europea e della nascita del sostentamento di ISIS:

Il generale Wesley Clark ammette in pubblico che ISIS è stato fondato dagli alleati degli US (paesi del golfo Saudi Arabia ma sopratutto Qatar) per contrastare e distruggere Hezbollah. Questo per chiarire un po’ le idee a chi volesse lanciare le nuove crociate. 

Un servizio della deutche welle che mostra come e da dove arrivano le armi e i rifornimenti ad ISIS:

 

Nel mio articolo, qui in calce, faccio una disamina dei fatti provando ad essere il più obiettivo possibile, ma una cosa importante da sottolineare è quella relativa alla dimensione del problema. Franco Cardini in una intervista su Espresso delle ultime ore, abbastanza equilibrata, prova a sottodimensionare il legame tra crisi dei rifugiati e terrorismo non centrando il problema. Perché in questo momento la Turchia dichiara circa 1,8 milioni di rifugiati nei suoi territori, per lo più musulmani sunniti. Solo una piccola parte di queste persone per ora si sono messe in viaggio per la Grecia. Il flusso delle persone penetra poi in Macedonia, passa per la Serbia e va a scontrarsi col muro eretto da Orban in Ungheria. A questo punto i rifugiati devierebbero verso ovest per provare ad entrare in Europa dalla Slovenia. Questa cosa ha creato così tanti problemi che la Slovenia ha pensato, pure lei, di erigere una barriera anti-emigranti.

Siamo di fronte ad un respingimento via terra abbastanza impermeabile, tanto che il flusso umano pare sia entrato in un “collo di bottiglia” formato da Slovenia e Croazia e non avrebbe molte alternative: provare a fare una traversata attraverso l’Adriatico verso le coste italiane, oppure cimentarsi per i Carpazi e entrare dalla Romania. Imprese non molto facili, c’è d’attendersi che il flusso umano, nel frattempo, decida di insediarsi nella parte sbagliata del recinzione europea: la Bosnia Erzegovina.

Nazione per il 48% di religione musulmana, in prevalenza sunnita, che ha ormai la preponderante maggioranza rispetto ai più miti Sufi e ai Dervisci. Ciò è avvenuto a seguito di migrazioni di sunniti avvenute durante la guerra del ’90. Il mix che si sta per preparare è esplosivo e potrebbe essere devastante se si mettessero in viaggio le grandi masse in attesa nei campi profughi turchi. Non abbiamo bisogno di molta immaginazione per prevedere ciò che accadrà a breve, quando i nuovi arrivati entreranno in commistione con i correligionari residenti nel Paese balcanico e soprattutto col le loro ire, covate negli anni del duro dopoguerra.

 

 

I fatti di Parigi ci dicono che, anche se scioccanti, quegli eventi non sono sorprendenti: avevamo già assistito qualche mese fa ad un’azione militare nel cuore di Europa con la strage di Charles Hebdo.

La mobilità dei combattenti islamici tra Europa e Siria è sconvolgente. Partono dall’Europa e vanno a formarsi come volontari nelle fila dell’esercito islamico, regolarmente, col loro passaporto comunitario, e tornano in Europa per azioni che sono di guerra e non di terrorismo. Quello di Parigi è stato un attacco militare. ISIS sta approfittando della crisi dei rifugiati e della divisione che vi è su questo tema all’interno dei Paesi Europei, per collocare tra le masse di persone in fuga dalla guerra siriana anche loro quadri militari. Un passaporto siriano è stato trovato vicino al corpo di uno degli aggressori di Parigi – oggi pare che sia falso, secondo fonti della polizia francese -, ma abbiamo anche la conferma, da parte di un ufficio di frontiera greco, che il nome sul documento apparteneva a una persona che è passata per la Grecia nel mese di ottobre. Confermando, in qualche maniera, il teorema che la crisi siriana potrebbe essere usata da ISIS come cavallo di Troia.

È importante comunque sottolineare che oggi stiamo parlando dell’effetto deleterio dell’azione di un gruppo sparuto di persone. Hanno mietuto molte vittime ottenendo un risultato notevole, ma siamo di fronte ad un gruppo di otto persone. Oltre loro vi sono milioni di musulmani, anche integralisti, che la pensano diversamente. All’interno di questi gruppi l’uso della violenza ha molte interpretazioni. Il fatto che sia stata data la paternità di questo evento allo stato islamico, non è sufficiente per riconoscerne l’autorità.

Lo stato islamico in Europa non esiste: vi sono gruppi, anche militarmente organizzati, ma la struttura liquida che si sono dati non consente una facile attività di individuazione preventiva di possibili minacce. La stessa organizzazione nei Paesi musulmani, sedicente Califfato compreso, ci confonde più che persuadere. Abbiamo quindi un gruppo di persone apparentemente simili, in Europa e nel mondo, che si dichiarano musulmani e sono integralisti, ma che nella prassi ammettono la violenza con modalità diverse: alcuni solo per difesa, altri senza nessuna mediazione morale.

Siamo di fronte ad una massa enorme di persone in cui è difficilissimo individuare chi sarà l’autore del prossimo evento di sangue.

Questo elemento mette in una posizione difficile chi deve organizzare il lavoro di investigazione preventiva e il nostro stato di diritto non può limitare la libertà personale degli individui a seconda della propria religione. Il compito che ci attende è grave e i sistemi di controllo limiteranno anche le nostre libertà individuali.

La nostra società avrà la necessità di attrezzarsi e di avere degli strumenti di controllo moderni. Penso all’Italia e alle sue drammatiche condizioni in termine di ordine pubblico. Se una società come quella francese riesce ad andare nel caos totale per l’azione di sole otto persone, non oso pensare cosa potrebbe accadere in Italia, dove il territorio ha una ampissima area di terra di nessuno. Il governo, invece di occuparsi a dare codici coi colori, dovrebbe preoccuparsi di far tornare la legalità e di riorganizzare la società italiana per prepararla alla possibile onda d’urto. Non siamo pronti, dobbiamo fare qualcosa, l’Italia sostanzialmente va aiutata a salvarsi da sé stessa.

Parigi e la trasparenza del Male (Aggiornamento e due video)