Dentro una scatola trasparente e a quaranta gradi si vive nel mezzogiorno brasiliano. Il sole è allo zenit e il giorno è diviso in parti uguali. Uguali porzioni di luce e di buio, sento di stare dentro una dinamica celeste dove tutto, anche questo stato tardo giacobino che amabilmente mi ospita, ha una logica.

Un clima così spinge all’indolenza e alla follia, stati d’animo anch’essi equamente distribuiti. Modi d’essere comuni ai sud di tutto il mondo. Ma che qui, di poco sotto la linea dell’equatore, convivono con la realtà prepotente dello spazio naturale. Dove tutto, con pazienza, si mette a posto. I valori umani si mettono da parte per lasciare passare il treno della Natura. La Madre terra se ne fotte degli uomini un po’ ovunque, e qui ancora di più. Il colibrì che mi guarda, col suo becco lungo, sospeso a mezz’aria ha il pieno dominio di quest’ambiente, dove ancora la misura non è piena: le idiozie umane si concentrano nella parte minima di un territorio enorme e incontrollabile.

Questa è la grandezza del Brasile e la sua liturgia è legata intimamente al suo modo d’essere. Si vede realmente ciò che appare e le specie animali sfuggono ad ogni possibile elenco di tutela. Sono loro che ci proteggono, noi poveri umani, piccola porzione di questo universo senza fine.

Specie tutelata: Razza Umana – Note Brasiliane